Megaesofago

A cura del Dr. Paolo Bogoni

 

Il termine megaesofago (ME) è una definizione derivata dalla radiologia ed ha il solo significato di denunciare la presenza di un esofago di diametro dilatato, senza di fatto, dire nulla sulla eziopatogenesi della patologia stessa.

Il megaesofago è suddivisibile in due grandi categorie quello primario e quello secondario. E’ intuibile che il secondario sia conseguente a una diversa patologia: metabolica, neurologica, immuno-mediata, tossica, infettiva, stenotica, infiammatoria o neoplastica. Il megaesofago primario è invece quello che non riconosce patologie scatenanti.

Nell’ambito di questa categoria ritroviamo il megaesofago idiopatico congenito totale (ICTM) e il megaesofago acquisito idiopatico (AIM). Il primo colpisce i cuccioli e appare evidente mediamente allo svezzamento, mentre il secondo solitamente colpisce soggetti adulti maturi mediamente di età superiore a 6 anni.  Queste sono due patologie ad eziologia sconosciuta, caratterizzate dalla progressiva paresi o paralisi della muscolatura esofagea. Si instaurano delle alterazioni della motilità esofagea e del transito degli alimenti che porta progressivamente ad esofagite, per la fermentazione degli alimenti ristagnanti, e a denervazione con conseguente dilatazione dell’esofago.. La prognosi in caso di ICTM/AIM è solitamente considerata riservata-infausta ed è normalmente prevista la sola terapia medico conservativa.

Negli ultimi anni, è stata proposta con successo la tecnica chirurgica ideata da P. Torres, che mediante una “pessi” esofago-diaframmatica, determina un’artificiale attività propulsiva della porzione terminale dell’esofago toracico e del cardias. I risultati ottenuti sono incoraggianti e pazienti che non erano più controllabili con la sola terapia medica hanno ora la possibilità di ritrovare una buona qualità di vita, arrivando in alcuni casi ad assumere nuovamente alimenti in stazione quadrupedale.